PFBA CONCENTRAZIONI ELEVATE RISCONTRATE NEL VINO DELLE NOSTRE TERRE

CiLLSA INFORMA 

 


Lo studio di Ca’ Foscari (3 giugno 2026) , riportato dal Corriere della Sera, affronta il tema dell‘ “Accumulo di PFAS nel vino proveniente da un'area contaminata: l'acido perfluorobutanoico (PFBA) come marcatore molecolare della contaminazione delle acque sotterranee da PFAS e implicazioni dell'ingestione di vino per la salute umana”

Un tema scottante che sarà evidenziato dagli attivisti No Pfas del Veneto attraverso l ‘Arte insubordinata” (CiLLSA aderisce) il 27 giugno a Venezia, in un contesto artistico, tra il Campo dell'Accademia e i Giardini della Biennale, come denuncia civile, morale e giuridica contro la Regione Veneto che non ha fornito ai cittadini i dati alimentari, attesi da anni  (senza tutelare gli agricoltori/ consumatori).   

 Qui lo studio Ca' Foscari 

 https://www.sciencedirect.com/.../pii/S0269749126008523

https://www.pressreader.com/foryou

 

Punti salienti

Sono state rilevate sostanze PFAS nei vini provenienti da una zona fortemente contaminata del Nord Italia. 

     

Il    PFBA era il PFAS dominante ed è stato rilevato in circa il 95% dei campioni di vino.

     

La La  presenza di PFBA nel vino è risultata positivamente correlata alla presenza di PFBA nelle  

      acque sotterranee.

    

     Il  vino potrebbe fungere da bioindicatore della contaminazione locale delle  

     acque sotterranee da PFAS.           

    

      Un elevato consumo di vino può contribuire a un'assunzione non trascurabile di PFAS.



         Ecco le parole di  PAOLO GIRARDI  

        " PFAS nel vino?

Il nostro ultimo studio ha analizzato un campione di vini prodotti nell'area interessata dalla contaminazione da PFAS che coinvolge le province di Vicenza, Verona, Padova e Rovigo.
I risultati mostrano che i PFAS sono stati quantificati su 73 dei 76 vini analizzati. Lo studio ha inoltre confermato l'acido perfluorobutanoico (PFBA) un possibile indicatore della contaminazione ambientale legata ai PFAS tra i vegetali.
Cosa abbiamo scoperto?
🔹 Dove le falde acquifere presentano livelli più elevati di PFBA, anche i vini prodotti nei vigneti sovrastanti tendono a mostrare concentrazioni maggiori dello stesso composto. Questo suggerisce un legame diretto tra la contaminazione delle acque sotterranee e quella del vino.
🔹 La presenza di PFBA è coerente con il profilo di contaminazione storicamente attribuito alle attività dell'ex stabilimento Miteni.
Questi risultati contribuiscono a comprendere meglio come gli inquinanti persistenti possano entrare nella catena alimentare e forniscono strumenti utili per il monitoraggio ambientale e la tutela della salute pubblica."

         

          \\\    

         

Dai vigneti alla bottiglia nelle aree contaminate tracce di Pfas nel vino.
«Alte concentrazioni». I coltivatori: «Se ne parla troppo poco»

Corriere di Verona 13 giugno 2026 Roberta Polese





 Dalle acque sotterranee alle radici della vite, dall’uva fino al calice. Il percorso dei Pfas, le sostanze chimiche conosciute come «inquinanti eterni», è stato ricostruito per la prima volta anche nel vino prodotto nelle aree più colpite. Lo dimostra uno studio di Ca’ Foscari.

Dalle acque sotterranee alle radici della vite, dall’uva fino al calice. Il percorso dei PFAS, le sostanze chimiche conosciute come «inquinanti eterni» per la loro persistenza nell’ambiente, è stato ricostruito per la prima volta anche nel vino prodotto nelle aree più colpite dalla contaminazione. Lo dimostra uno studio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia sulla rivista scientifica Environmental Pollution, che ha analizzato 76 bottiglie prodotte tra il 2017 e il 2023 nelle province di Vicenza, Verona e Padova, tra la zona rossa e arancione della contaminazione da Pfas.

I dati mostrano una presenza pressoché diffusa: in 75 campioni su 76 sono state trovate tracce di PFAS e in 73 casi le concentrazioni erano misurabili. Il composto maggiormente riscontrato è il PFBA, un PFAS a catena corta presente nel 93,5% dei vini analizzati, con una concentrazione mediana di 196 nanogrammi per litro e picchi superiori ai 18 mila nanogrammi. Le concentrazioni più elevate sono state individuate soprattutto nei vini prodotti nei territori che si sovrappongono alla cosiddetta «pluma», ossia nella grande «nube» sotterranea di acqua contaminata da PFAS propagatasi nel flusso della falda.

«Quando parliamo di PFAS non ci riferiamo a una singola sostanza, ma a una famiglia molto ampia di molecole, che possono essere classificate in base alla lunghezza della loro catena perfluoroalchilica», spiega Antonio Marcomini, professore di chimica ambientale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e coordinatore dello studio. «I PFAS a catena lunga, come il PFOA o il PFOS, sono quelli storicamente più studiati e che presentano i profili tossicologici più preoccupanti, perché hanno una maggiore capacità di accumularsi nell’organismo e tempi di permanenza molto lunghi. I composti a catena corta, come il PFBA, sono generalmente meno bioaccumulabili, ma hanno una caratteristica molto importante: sono estremamente mobili nell’ambiente, si spostano facilmente attraverso l’acqua e il suolo e possono quindi essere assorbiti con maggiore facilità dalle colture». «Il trasferimento - continua il docente - avviene principalmente attraverso l’acqua usata per l’irrigazione».

Lo studio non indica quali siano le bottiglie o le cantine più contaminate. I campioni sono stati anonimizzati con dei codici numerici. «Una pubblicazione scientifica non è un’indagine giudiziaria e non ha lo scopo di individuare dei responsabili o di mettere alla gogna dei produttori – spiega Marcomini -. Il nostro obiettivo era comprendere il fenomeno, dimostrare l’esistenza di una correlazione tra la contaminazione della falda e la presenza dei PFAS nel vino e fornire uno strumento scientifico utile per orientare eventuali controlli e approfondimenti». Quanto ai rischi per la salute il docente precisa: «Se parliamo del consumo di un bicchiere di vino ogni tanto non emerge alcun problema particolare. Il ragionamento cambia quando ci troviamo di fronte a consumi elevati e continuativi, perché il vino può rappresentare una fonte aggiuntiva di esposizione all’insieme dei Pfas (PFAS) che una persona assume attraverso l’intera dieta».

La scoperta non rappresenta una condanna del vino veneto, ma una nuova prova della capacità di queste sostanze di entrare nei cicli naturali e nella catena alimentare. «Su questi temi c’è poca informazione - spiega Giovanni Tessari presidente del consorzio Lessini Durello - noi operatori di settore stiamo ancora aspettando uno studio chiaro su questa contaminazione, ben venga questa ricerca di Ca’ Foscari». «Le acque di falda non sono quelle dell’acquedotto, questo va chiarito – spiega Alberto Piccoli, presidente di Viacqua, uno degli acquedotti più colpiti dalla contaminazione–, quando ci sono gli investimenti i risultati si vedono».

 

 

 

Approfondimenti

ISDE è allarme 

https://www.isdenews.it/nei-vini-veneti-tracce-diffuse-di-pfba-nuovo-studio-riaccende-lallarme-pfas/?fbclid=IwY2xja


Il SALVAGENTE 

https://ilsalvagente.it/2026/06/15/veneto-pfas-in-75-campioni-su-76-di-vino-prodotto-nellaria-contaminata/?fbclid=IwY2xjawSmDhBleHR


Il TFA è tossico!

.https://www.greenme.it/ambiente/agricoltura/ora-e-ufficiale-il-tfa-il-pfas-piu-diffuso-in-europa-dallacqua-agli-alimenti-e-tossico-per-la-riproduzione/

 Altre precisazioni.

https://www.pan-europe.info/press-releases/2026/06/confirmed-echa-classifies-tfa-highly-hazardous-early-life-development-all

 Vini inquinati da PFBA! Ma non si cercano i TFA

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0269749126008523?fbclid=IwdGRzaASaCXVjbGNrBJoHy2V4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDzQwOTk2MjYyMzA4NTYwOQABHm4dKQn5ZqzaE5iq2-bFI2qDF-DHR06nA4pM5KitR84WV1_viHwFrTsBokKr_aem_Oe5X5RnRIwjHbHFhN_wmag&sfnsn=scwspmo

 PFBA, i Boss indagati della Pedemontana sono 12, i nomi.

https://www.ilgiornaledivicenza.it/territorio-vicentino/vicenza/inquinamento-pfba-lungo-spv-chiesto-processo-per-12-manager-1.13032868


 


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